Ecco qui il livello di certa stampa in Italia

20.jpg

L’antefatto è questo. Un gruppo di imbecilli, perché questo sono, hanno aggredito con insulti, spintoni e sputi il sindaco di Massa, Francesco Persiani, e l’assessore Veronica Ravagli, che con le rispettive famiglie si stavano recando a una cena elettorale organizzata dalla Lega.

Non so chi siano quei tizi. Ma il “Giornale” ne è certo: sono Sardine. Anzi, ne è certo il titolista, visto che nel testo non si fa alcun cenno alle Sardine. Nessuno.

Alle Sardine non fanno riferimento nemmeno le due vittime dell’aggressione e perfino Matteo Salvini non fa alcun cenno alle Sardine nel denunciare l’accaduto.

Però il Giornale ha deciso che quei tizi sono “Sardine”. Perché? Perché tanto il Giornale sa bene che alla fine sarà il titolo a contare, mica il testo.

E infatti i commenti sono tutti di questo tenore: “Sardine = fascisti”; “Sarebbero le sardine democratiche?”; “Dobbiamo avere paura dei nuovi fascisti , le sardine. I fascisti rossi”; “le sardine sono i nuovi fascisti” e così via.

L’intento è chiaro: sfruttare ogni occasione, fino a ricorrere alla menzogna, pur di danneggiare le “Sardine”. Perché? Perché evidentemente fanno paura. Ed è un buon segnale.

Riguardo a quei tizi, vorrei dire loro una cosa: i fascisti siete voi. Chi è democratico, chi è antifascista, sardine incluse, non si comporta così. Rappresentate tutto ciò contro cui in questi giorni decine di migliaia di veri democratici e antifascisti scendono in piazza.

E se mai doveste dichiararvi tali, sono certo che dalle vere Sardine sarete messi alla porta.

Emilio Mola

Questo non è un editoriale sulle sardine

19.jpg
di  Jacobin Italia
Un movimento contro Salvini e il razzismo sta riempiendo le piazze di diverse città. Per leggere questo fenomeno bisogna guardare al contesto sociale in cui è immerso

[…]

Il mare, si sa, ha la memoria lunga e prima o poi restituisce tutto. Dunque a piantare lo sguardo oltre la risacca ci si accorge che stiamo parlando di un fenomeno che non è cominciato l’altro giorno. Ormai da mesi, prima della piazza bolognese dello scorso 15 novembre e anche alla vigilia del grande balzo elettorale della Lega alle europee, Matteo Salvini è assediato dai contestatori. Il fenomeno si è propagato trasversalmente, nelle grandi città come in quelle di provincia, ed è andato oltre singole sigle e affannate reti di movimento. Ha ecceduto ogni forma organizzativa, anche se in molte piazze di molte città da nord a sud del paese sono stati movimenti sociali e associazionismo antirazzista ha convocare le piazze contro Salvini. Quelle contestazioni hanno rappresentato una costante che proprio il clamoroso risultato elettorale della Lega alle elezioni europee, oltre la soglia psicologica del 30%, aveva rischiato di attutire e oscurare e che la grande manifestazione bolognese dello scorso 15 novembre ha avuto il merito di rinfocolare.

Ma sarebbe sbagliato decontestualizzare quella manifestazione, inquadrarla soltanto sotto la chiamata di un evento Facebook. Probabilmente sarebbe riduttivo anche attribuire al corso degli eventi un unico brand, dei portavoce e una linea politica coerente. Lo dicono anche le parole generiche e imbarazzate pronunciate davanti ai microfoni da quelli che, quasi loro malgrado, i media hanno nominato sul campo come «portavoce» della protesta.

La mareggiata trascina parecchi luoghi comuni. Di fronte ad anni di bombardamento mediatico e regressione culturale che hanno prodotto il ciclo reazionario di questi anni, qualcosa si muove. Solo chi si è rintanato dentro le mura rassicuranti e/o anguste della propria appartenenza immagina che lì fuori ci sia una società soltanto incattivita, preda inerme della Bestia salviniana o delle sirene sovraniste, delle semplificazioni delle destre e della paranoia dell’invasione. Non si tratta di ostinarsi a essere ottimisti, bensì di osservare come lì fuori, appena dietro lo schermo dal quale state leggendo queste parole, si gioca ogni giorno una battaglia.

È un conflitto che bisogna imparare a riconoscere e che riguarda innanzitutto le forme di vita, il modo in cui si convive dentro un’aula scolastica o si condivide un muretto, investe le dinamiche di potere quanto le relazioni orizzontali. Siamo davanti a un fenomeno ciclico che ogni volta si presenta in forme inedite, adatte al contesto: i più giovani non si fidano di chi è più grande di loro. Ci sono generazioni che hanno poco a che spartire con le paure che diffonde Salvini, che altro non sono che la versione 2.0 delle angosce di un vecchio bacucco alle prese con la modernizzazione della società. Una volta i matusa avevano paura delle minigonne e dei grammofoni, indice del panico morale col quale si manifestava il timore dello sgretolamento della società, oggi i boomer si fanno contagiare dalle emergenze artificiali costruite ad arte per comandare e costruire gerarchie. Salvini sa bene che tocca corde tutt’altro che accattivanti, che rimastica la solita vecchia solfa reazionaria. Per questo fa di tutto per apparire smart, per svecchiare la sua immagine e darle un tono vissuto e giovanilistico: da qui derivano le patetiche scenette del Papeete o le imbarazzanti messa in scena gastronomiche via social.

Questa nuova generazione e la ricchezza delle sue relazioni sociali e affettive eccedono Salvini, non si limitano a contrastarlo ma lo oltrepassano, lo considera come un oggetto estraneo e incompatibile con il consesso della vita in comune, ricade in forme spurie, non lineari e irriducibili a sintesi politica definita, nelle piazze che contestano il leader leghista. Si dirà che questi eventi rischiano di essere soltanto mediatici, speculari alle messe in scena dell’ex ministro dell’interno. Il rischio è concreto, ma finora le piazze hanno incarnato l’incrocio tra reale e virtuale col quale sono fatte le nostre vite.

Qui entra in gioco la dimensione urbana. La questione degli spazi da riprendersi e delle città da occupare è decisiva. Nel giro di pochi anni, la Lega è riuscita a diventare egemone nel campo del centrodestra, emancipandosi dalle origini di partito territoriale, proprio cavalcando lo scenario mediatico che indipendentemente da essa ha amplificato una forma specifica di paura legata alla città e agli spettri che da sempre evoca presso reazionari e benpensanti: la convivenza tra diversi, la vita negli spazi pubblici, la messa in comune delle singole esistenze da sempre turbano le destre.

[…]

Uno studente su 4 in Italia non ha le competenze scientifiche di base

18.png

di Laura Melissari

Gli studenti italiani in lettura hanno un punteggio inferiore alla media dei paesi Ocse e uno studente su 4 non ha le competenze scientifiche di base. A rivelarlo è l’ultimo rapporto Ocse-Pisa, presentato oggi 3 dicembre 2019, che analizza 79 paesi di cui 37 paesi Ocse. L’indagine ha visto la partecipazione 11.785 studenti quindicenni italiani, divisi in 550 scuole totali. PISA, acronimo di Programme for International Student Assessment, è un’indagine internazionale promossa dall’OCSE, con cadenza triennale….Rispetto al primo ciclo, del 2000, le competenze in lettura dei 15enni italiani sono peggiorate di ben 11 punti.

Rispetto a 18 anni fa, la performance degli studenti del Nord Est diminuisce di 26 punti e di 19 punti quella degli studenti del Nord Ovest, che nel 2018 conseguono un punteggio inferiore anche a quello del 2012 (-15punti). Per gli studenti del Sud il peggioramento rispetto al 2009 è -16 punti e rispetto al 2012 -23 punti.

Con un punteggio di 476, l’Italia si colloca tra il 23° e il 29° posto tra i paesi OCSE. La media si attesta sui 487 punti.

A riportare i migliori punteggi sono le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang e Singapore.

In Italia, in lettura, le ragazze superano i ragazzi di 25 punti e tra i ‘low performer’ sono più ragazzi che ragazze, mentre in matematica i ragazzi ottengono un punteggio superiore alle ragazze di 16 punti.

In lettura le ragazze vanno meglio dei ragazzi in tutte le macro-aree geografiche del nostro paese, con differenze di punteggio che vanno dai 19 punti del Nord Ovest ai 35 del Sud Isole….

Gli studenti del Nord Est d’Italia, con un punteggio di 515, e quelli del Nord Ovest, con 514, ottengono risultati migliori in literacy matematica rispetto agli studenti del Centro (494), del Sud (458) e del Sud Isole (445)….In Italia i divari territoriali sono molto ampi e si conferma il divario Nord-Sud: gli studenti delle aree del Nord in lettura ottengono i risultati migliori (Nord Ovest 498 e Nord Est 501), mentre i loro coetanei delle aree del Sud sono quelli che presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439).

Giorgia Meloni ci invita a difendere la nostra identità

17.jpg

E nel farlo pubblica la foto di una mamma e un papà palestinesi, di religione ebraica, emigrati clandestinamente in Egitto che, circondati da altri mediorientali e un uomo di colore con collane d’oro e anelli d’oro, danno alla luce un bimbo nato per fecondazione eterologa, che sarà crocifisso per aver predicato la solidarietà, l’amore, l’accoglienza dei poveri e degli stranieri.

Delle due l’una:

o quella foto l’ha messa per indicarci le persone (quelle nell’immagine) da cui dovremmo difendere la nostra identità, e allora sarebbe almeno coerente;

o quella foto l’ha messa per dirci che la nostra identità è rappresentata da quell’immagine lì: allora o è blasfema o è ipocrita o vuole solo sfruttare dei simboli materiali per invitare milioni di italiani a usarli per tradire e stravolgere il messaggio per cui quella fede è nata e quel bimbo ha sacrificato la sua vita.

Terze opzioni non se ne vedono.

Emilio Mola

Parlateci di Bibbiano, adesso

16.jpg

di Francesco Cancellato

Parlateci di Bibbiano, adesso.

Parlateci, Salvini, Di Maio, Di Battista, Meloni, Giovanardi e Borgonzoni.

Parlateci degli angeli e dei demoni, del sistema per strappare i figli dalle loro famiglie, parlateci delle istituzioni corrotte, disposti a traumatizzare per la vita dei bambini per poche migliaia di euro, parlateci degli elettroshock e dei sexy shop, dell’ideologia gender e del welfare marcio dell’Emilia – Romagna.

Parlateci del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, cui è stata tolta la libertà sei mesi fa, prima con gli arresti domiciliari e poi con l’obbligo di dimora. Ieri la Corte di Cassazione ha detto che non ne sussistevano le ragioni, che la misura era come minimo sproporzionata. …Parlateci pure di Claudio Foti, il demone che guadagna togliendo i bambini alle famiglie, l’abusologo che vede violenza ovunque, anche dove non c’è. Incarcerato all’inizio dell’inchiesta, Foti è stato rimesso in libertà dopo che il suo avvocato Andrea Coffari ha consegnato al Tribunale della libertà 20 ore di sedute videoregistrate, che evidentemente non sono state considerate né suggestive, né brutali, né tese a costruire ricordi artefatti nei bambini.

Parlateci pure di queste sedute, su cui si è detto di tutto. Che c’erano di mezzo elettroshock, ad esempio, quando invece si trattava della Neurotek, uno strumento ad impulsi elettrici che i minori dovevano tenere fra le mani durante le sedute di psicoterapia, che non provoca alcuna scarica, poco diffuso in Italia, ma molto usato negli Stati Uniti d’America.

Parlateci delle famiglie affidatarie, messe alla gogna perché omosessuali, o perché titolari di un negozio di biancheria intima, che nelle prime ricostruzioni mediatiche diventa un sexy shop, per scandalizzare meglio l’opinione pubblica.

Parlateci del “sistema Bibbiano”, quello che il tribunale dei minori, lo scorso 9 ottobre, ha definito privo della benché minima anomalia. Avete capito bene: su cento fascicoli esaminati gli inquirenti non hanno trovato nulla da eccepire: settanta bambini sono rimasti con le loro famiglie, trenta dati in affido esplorativo e solo in quindici casi il giudice ha deciso per la richiesta di allontanamento. Parliamo dei veri numeri dei bambini in affido nella Val d’Enza: dai 1900 bambini presi in carico secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, si è passati ai 60 bambini effettivamente in affido, dodici dei quali nel comune di Bibbiano. Numeri che non sono anomali, né a Bibibano, né in Val d’Enza, né in Provincia di Reggio Emilia.

Già che ci siete, parlateci pure dei quattro bambini che, secondo i media, sono tornati a casa. Quella di un bambino di cinque anni il cui padre alcolizzato avrebbe picchiato la moglie tra le mura di casa, tutto davanti ai suoi occhi. Che non è tornato a casa perché tutto falso, ma perché nel frattempo il padre aveva seguito un percorso di riabilitazione. Quello di un bambino allontanato da casa dopo la separazione dei suoi genitori, tornato a casa con un provvedimento del Tribuna ordinario di Reggio Emilia dell’inizio del mese di giugno, prima dell’esplosione dell’inchiesta Angeli o Demoni. O degli altri due bambini, che non sono tornati a casa, ma che sono stati affidati ad altre famiglie, poiché le accuse di maltrattamenti erano fondati.

Parlateci, insomma. Ma permetteteci di parlare un po’ anche di voi.

Di Matteo Salvini e di Lucia Borgognoni che hanno cavalcato un’indagine in corso, strumentalizzando i bambini per vincere le prossime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna.

Di Luigi Di Maio, che aveva parlato del Pd come del partito di Bibbiano, e adesso ci si è pure alleato.

Di Alessandro Di Battista, che su Bibbiano ci doveva scrivere un libro e ora se n’è andato in Iran.

Di Carlo Giovanardi, che era partito in quarta dicendo che il sistema degli affidi fosse tutto da rivedere.

Di Giorgia Meloni, secondo cui la Regione stava insabbiando il caso.

Parlateci di Bibbiano, adesso che si chiuderanno le indagini e inizierà il processo. Perché non vorremmo che per l’ennesima volta i titoli a nove colonne fossero solo per gli indagati, e per le roboanti dichiarazioni di chi cavalca gli scandali. Parliamone, perché ci piacerebbe sapere chi e come ha alimentato questa enorme bolla mediatico-giudiziaria, e perché.

Salvini, nuova buffonata pseudo-cristiana: “Conte mente, lo dice la Madonna di Medjugorje”

15.jpg

Sembra incredibile, ma il delirio religioso di Matteo Salvini ha raggiunto un nuovo livello. E fra poco, ci aspettiamo, la Vergine Maria parlerà a lui direttamente, avrà uno scranno in Parlamento, un Ministero a piacere e un auto blu. E tutti gli altri privilegi che spettano a chi fa parte del Governo italiano, visto che a quanto sembra a guidare e consigliare la vita politica di Salvini è la Madonna di Medjugorje in persona.

A Porta a Porta Salvini ieri sera ha detto che “c’è C’è stato un messaggio di ieri della Madonna di Medjugorje che invitava a riconoscere le persone dallo sguardo. A giudicare i fatti non solo da quello che si dice, ma da come lo sguardo di Conte quando parlava del Mes mi sembrava quello di una persona che ha paura, che non ha la coscienza pulita e che scappa”.

Ricapitoliamo: secondo la tradizione – non riconosciuta dalla Chiesa cattolica e dal Vaticano – a Medjugorje la Madonna avrebbe scelto alcuni veggenti come interlocutori e di tanto in tanto lascia loro dei messaggi. L’ultimo sarebbe del 2 dicembre, affidato alla veggente Mirjana: “È sufficiente uno sguardo per udire le parole non pronunciate e i sentimenti non espressi. Laddove regna l’amore, il tempo non si conta più. Noi siamo con voi! Mio Figlio vi conosce e vi ama”.

Quindi, pur ammettendo che si tratti di un vero messaggio divino, non c’entra assolutamente nulla con quello che ha detto Salvini. Forse avrà bisogno di un interprete, se deciderà ancora una volta di mischiare il sacro con il profano della politica, dando vita all’ennesima barracconata.

globalist

Bella Ciao al Parlamento Ue e Salvini ha uno scoppio di bile (e di ignoranza): “La prossima volta Bandiera Rossa”

14.jpg

Gentiloni, insieme ad altri commissari Ue, ha cantato ‘Bella Ciao’. Ed è una cosa importante, perché Bella Ciao rappresenta i valori dell’antifascismo su cui l’Italia e l’Europa sono costruiti.

Come chiunque abbia aperto un lobro di storia in vita sua sa, il contrario di fascismo non è comunismo, ma democrazia. Bella Ciao con il comunismo non ha nulla a che fare. È il canto dei partigiani che liberavano l’Italia dalla dittatura inumana del nazifascismo, da Hitler, da Mussolini. Essere contro Bella Ciao, di fatto, significa stare dalla parte dei nazifascisti. C’è poco da discutere.

Quindi Salvini, che su twitter ha scritto il suo commentino populista sul video di Gentiloni (“Ah beh, allora siamo a posto…! Complimenti a Pd e 5 Stelle per la scelta di Gentiloni come rappresentante dell’Italia in Europa, al prossimo giro canteranno anche Bandiera Rossa, poi Sanremo e tournè internazionale!” scrive il simpaticone) non solo è ignorante per associare Bella Ciao a Bandiera Rossa, ma sta anche dichiarando di essere dalla parte della dittatura.

Che a questa gente che si fa chiamare ‘sovranista’ piaccia o meno, l’Europa è stata costruita su un principio inviolabile: che gli orrori del nazi-fascismo, che la privazione della libertà delle persone, che la discriminazione razziale e religiosa, che i muri a dividere i popoli, che tutte queste atrocità non si sarebbero mai più ripetute. Bella Ciao rappresenta tutto questo. E cantarla nelle sedi dell’Unione Europea è sacrosanto.

globalist